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VIII. Arresto e deportazione

Due giorni prima della sua partenza per il sud, e mentre era in attesa dell'apparecchio, che da un campo di fortuna doveva portarlo in Puglia, il 09/05/1944, Mario Martire veniva denunziato dalla spregevole spia fascista Carlo Aprile, e tratto in arresto dalle S. S - milizia barbara, che ha disonorato il nome tedesco nei secoli, riportando la razza al nucleo primitivo e alla sua felina anima preistorica.

Dopo di lui furono tratti in camere gli altri congiurati del suo gruppo (37 persone), e rinchiusi in S. Maria Maggiore, in una fetida cella di questa prigione.

Riporto integralmente, a conferma di quanto ho narrato, il seguente documento delle Autorità Alleate del Veneto:

Il Capitano d’Aviazione Martire Mario, rifiutatosi di aderire al governo repubblicano fascista, ha fatto parte, nel I944, come Ufficiale di Collegamento, del Gruppo
della Resistenza Veneziana, operando, fra l’altro, il salvataggio di un Ufficiale inglese ferito. Organizzatore d'un servizio di rifornimenti per via aerea, quando si era
per dare corso all’impresa, fu segnalato da un delatore alle SS naziste che lo trassero
in arresto, deportandolo nell’Alta Austria (Mauthausen), ove moriva in seguito ai patimenti inflittigli; dando esempio di coraggio e di fede, di spirito di abnegazione e di
amor patrio.

Venezia, 2 10 945 (illeg.)

Come il lettore noterà, L'impresa che il Cap. Martire stava compiendo era di notevole portata militare e patriottica, nei suoi riflessi immediati. Si trattava di potenziare la resistenza clandestina di tutta la zona veneta, alla quale la guerra si avvicinava, essendo allora la linea gotica già nel bolognese. Rifornire sistematicamente i reparti volontari; dare gli esplosivi per gli attentati e i sabotaggi; calare marconisti e militi specializzati in zone prefissate e sicure, per le segnalazioni ani movimenti del nemico; individuare e colpire dall'alto i centri nevralgici della difesa tedesca, ecc,

Se l'impresa fosse riuscita, nuove pagine d’eroismo avrebbero arricchito il dovizioso diario militare d’un Pilota che ha tanto onorato l’Arma Azzurra, e, con essa, la terra calabra che gli aveva dato i natali. Ma non volle, il destino avverso. che egli compisse questa santa opera di giustizia e di redenzione!..

Prima di lasciare la casa, ove non doveva mai più fare ritorno, il 30 aprile 1944 il Martire scrisse la seguente lettera, che fù rinvenuta dopo |'arresto, e che si commenta da se:

Venezia, 30 Aprile 1944

Carissimi,

Quando gli artigli di un feroce destino avranno smesso di dilaniare la Patria nostra, voi leggerete questo mio scritto e, se non avrete altre notizie, indovinerete la mia sorte.

Oggi raggiungo i Patrioti, con la serena certezza di combattere fino all'ultimo spasimo, per l'onore e la dignità mia, vostra e dell'Italia.

Vi avrei deluso, se in questo tempo avessi sentito ed agito diversamente, poichè avete sempre stimato che, per questi stessi sentimenti, ho sacrificato nelle guerre gli anni più belli della mia giovinezza e rischiato mille volte la vita.

Oggi è evidente fino a qual punto siamo stati turlupinati, oggi constatiamo che ambizioni ed interessi hanno appagato i loro stimoli, sfruttando il nostro esaltato amor di Patria, prima e prestandosi ai tedeschi, ora. Oggi debbo vendicare, perció, me di tutti gli inganni patiti e la memoria di tanti compagni, che sono caduti sui fronti di battaglia, combattendo senza armi e senza speranze. Oggi la Patria invoca, con voce disperata, affinchè non venga trascinata giù, nel baratro.

Oggi infinite schiere d'italiani gemono e resistono in Germania o nelle prigioni ed altre schiere quotidianamente vengono messe al muro.

Ed è doloroso ed umiliante osservare, con impotenza, come il bestiale istinto tedesco e la sua smodata superbia trovino qui stesso chi, senza vergogna, e sopratutto senza rimorsi, favorisce il loro ingiustificato sfogo.

Se la morte dovesse raggiungermi, il mio testamento, rivolto ai miei fratelli, che sono veri italiani onesti e generosi, è di non avere debolezze, e concorrere ad epurare tanta corruzione.

Di essa è conseguenza l'immonda tragedia che ha travolto il nostro popolo e tuttora lo danneggia, lasciandolo ancora ultimo nella considerazione del mondo. Di essa si potranno avere altri frutti malefici, se non si estirpa.

L'ultima lettera, che mi assicura della vostra salute, è quella del 3 settembre. Quasi subito non avete avuto più i tedeschi; e quindi, non sono preoccupato per la vostra sorte.

Il desiderio di riabbracciare la mamma e voi tutti mi ha, però, sempre perseguitato e rimarrà unico sconforto in tanto impeto di passione.

Vostro

Mario.

Quando avvenute l'arresto il 9 Maggio 1944. Da allora, e per circa tre mesi, il Martire visse ore indescrivibili di ansia e di timore, perché continuamente, dal carcere ove era rinchiuso, venivano prelevati i detenuti politici da fucilare, per raggiungere la famosa percentuale di uno a dieci (per ogni tedesco ucciso, dieci italiani fucilati!..)

I numerosi tentativi di salvataggio del giovane prigioniero fallirono. Né col denaro, né con l'intrigo si riuscì a trarre in salvo il recluso.

Poi sorse l'alba della partenza per terre ignote.
La catena infame — catena da deportati siberiani — accomunò giovani e vecchi, maschi e femmine, fino al primo posto di smistamento. Colà, a Bolzano, i condannati politici ripresero, a piedi, in lunghe marce, il loro cammino verso i “campi della morte”, verso i “campi di annientamento!”…

Derubato del bagaglio e degli oggetti personali, denudato, a piedi scalzi, Mario Martire fu egli pure invitato a indossare la casacca infame, la casacca del galeotto, per coprire l’eroico petto più volte fregiato dei segni del valore. — Affamato, sfinito, frustrato per via, giunse infine, dopo alcuni giorni di marcia, nel campo cui era stato assegnato, nel luogo del calvario.


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