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VII. La congiura
Ai primi del 1944 il movimento partigiano,
nell'Italia dei nord, acquistò ordine e disciplina militare,
Sorsero delle vere formazioni volontarie, operanti di sorpresa
in piccoli scontri e in azioni di sabotaggio. Alla testa di
questi gruppi d'arditi - i volontari della morte — spesso non
collegati gli uni con gli altri. erano quasi sempre degli
ufficiali sbandati. Sorsero, poi, le prime brigate, sostenute e
alimentate dai gruppi politici dei centri urbani.
La propaganda radio favoriva il movimento della resistenza e
dell'insurrezione, con l'annunziare il prossimo crollo del
fronte del Volturno prima, e della Linea Gotica poi; nonché col
promettere un equo trattamento all’Italia. al tavolo della pace,
e cioè un trattamento proporzionato all'entità della resistenza
nostra al nazismo.
Nulla fu più fallace e ingannevole di tale propaganda, che gli
alleati intensificavano sempre più, con tutti i mezzi di cui
disponevano.
La campagna d'Italia duró circa due anni! Fu condotta.
lentamente, pigramente, di proposito
All' usura degli uomini e dei mezzi s'univa la voglia di
svernare allegramente nelle belle contrade italiche…
Poi, a guerra finita, il sacrificio di migliaia di giovani
ingannati da questa propaganda menzognera si rivelò vano, perché
ebbimo dure condizioni di pace. E si che da noi gli alleati
furono accolti come liberatori, come amici, spargendo fiori sul
loro cammino.
Tale ingiusto comportamento di cobelligeranza, passerà alla
storia come tipico esempio di inganno teso alla buonafede
collettiva…
In Venezia, nel 1944, Mario Martire seguiva gli eventi, cedendo
a poco a poco alla suggestione della propaganda clandestina.
Quando (1944) si parlava di grandi offensive alleate sul fronte
del Volturno, egli aveva divisato di superare la linea del
fuoco, insieme con due suoi compagni, per combattere con
l'aviazione italiana, concentrata in Puglia. Poi, dovette
rinunziare all'impresa rischiosa perché distoltone dai parenti
che l'ospitavano.
Forse, se egli avesse tentato, sarebbe riuscito nell'intento:
L'intrepidezza e la intelligenza di cui era dotato gli erano di
buon auspicio. Ma era destino che egli dovesse fino in fondo
vuotare la coppa del martirio!
Il fato, cieco nume elemico, regolatore delle umane vicende, che
domina l'ordine dell'universo con ferrea necessità, aveva
decretato quel che purtroppo avvenne!
Nell' inverno del 1944, il Martire conduceva, a Venezia,
un'esistenza comoda e tranquilla, nell'accogliente ambiente
familiare e nella cerchia di pochi amici e conoscenti.
Ma questo tenore di vita, inadatto all'innato dinamismo, rendeva
il giovane pilota sempre più insoddisfatto.
Agire, oprare, partecipare alla lotta, combattere il nuovo e pur
sempre secolare nemico,
rintuzzare i cento soprusi dell'invasore. vendicare i morti. A
questo tendeva spasmodicamente la sua anima generosa e fiera.
L’invito alla prudenza e alla desistenza, gli faceva dire, di
rimando: “mi vergogno di rimanere inoperoso, mentre tanti altri
giovani combattono e muoiono per salvare l'onore d'Italia”.
Questa frase, che il pusillanime quietismo piccolo borghese non
può intendere nella sua epica bellezza, rivela, di per se, la
buona stoffa del combattente e del patriota, votato al
sacrificio
L'oasi tranquilla, guadagnata in Venezia dopo il tragico
ramingare, egli la disdegnava, perché al suo carattere generoso
sembrava, accettandola, di compiere un atto di vile diserzione.
Il suo posto, a suo giudizio, era là ove si combatteva per
l'onore d' Italia, era là ove la Patria acclamava a raccolta i
volontari della Libertà, i garibaldini eroici dell'età nostra, i
novelli carbonari del secondo Risorgimento Italico.
S'immerse, quindi, nella lotta partigiana (nella vera,
autentica, rischiosa lotta partigiana) provvedendo, con un
gruppo di patrioti e d'ufficiali veneti, al salvataggio di
connazionali feriti o ricercati dalla sbirraglia tedesca; e
organizzando un servizio aereo di rifornimenti pei gruppi di
resistenza montana, d'intesa con un Comando alleato clandestino
e col Comando di Zona Aerea Italiana della Puglia, con cui
comunicava a mezzo di radio trasmittente, all’uopo fornitagli.
Compagni in questa impresa che gli costo la vita furono: il
Generale Armellini, il Prof. Mocellin, Carlo Oberdan, Fabbri e
altri ancora, tutti del gruppo partigiano veneto, il quale aveva
eletto il Martire ufficiale di collegamento fra il detto Gruppo
e il Comando Alleato clandestino sopra accennato.
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