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V. Il crollo del Fascismo
La vasta tragedia volge all'epilogo, Siamo
all’8 settembre 1943, al funesto giorno in cui un armistizio
attuato per staccare la monarchia dalle responsabilità del
fascismo, apriva le porte alla doppia invasione della Penisola.
Non farò la narrazione delle fasi dell'accordo di Malta. Non
dirò della perfidia angloamericana verso di noi. Non dirò delle
promesse mancate e delle speranze deluse.
Tutto questo appartiene alla Storia, e sarà degnamente reso da
coloro che scriveranno la Storia. Qui voglio soltanto esprimere
pochi concetti, frutto di esperienza personale.
Dirò, per cominciare, che il 25 luglio 1943 (caduta del
fascismo) maturò per forza d'eventi, più che per volontà di
uomini. Gli alleati erano da tre mesi in Sicilia e muovevano
verso lo stretto di Messina, gli attacchi aerei avevano
smantellato le difese costiere, le ferrovie erano distrutte, i
porti erano un cumulo di rovine, le città industriali erano
martellate giornalmente, lo scontento dilagava, il fascismo era
impotente a fronteggiare la bufera.
Fu allora che la "congiura di palazzo", capeggiata dal monarca e
da Badoglio, rovesciò la situazione politica in poche ore, con
mossa ardita. Poi, eliminato Mussolini, si diede inizio al
salvataggio monarchico. Come? Con la resa agli alleati, a
condizione che fosse, fino a guerra finita, riconosciuto come
capo dello Stato il re sabaudo, Niente altro contava all'
infuori di questa meta. Così furono abbandonati al loro destino
migliaia e migliaia di giovani, i quali avevano preso le armi
per ubbidire allo Stato.
Nulla fu tatto per salvare intere divisioni, che si sbandavano;
nulla fu tentato per salvare i resti di quell’Aviazione che
s'era dissanguata senza fiatare.
Eppure, sarebbe bastato diramare, qualche ora prima dell’8
settembre, l'ordine all'aviazione di porsi in salvo, per evitare
l'annientamento! Cosi come, il 25 luglio, sarebbe bastato,
invece di sprecare 45 giorni in patteggiamenti, far massa verso
il Brennero, per ritardare, fino all'arrivo dei rinforzi
alleati, la calata d quelle 20 divisioni tedesche che invasero
l'Italia dopo l’8 settembre, mettendola a ferro e fuoco.
Quel che poi avvenne è a tutti noto. I tedeschi, sgombrata la
Calabria, organizzarono la
prima linea difensiva lungo il Volturno; mentre il re, da
Brindisi, costituiva quel secondo ministero Badoglio, con sede a
Salerno, ove tutti i partiti cosiddetti antifascisti andarono a
collaborare.
L'assalto ai portafogli ed ai sottoportafogli si manifestò,
così, in seno ai nuovi aggregati politici, infetti da lue
fascista. L'ambizione e la vanità dominarono la nuova
situazione, e, fra tanto disorientamento, si perdette di vista
il duplice obbiettivo centrale: annientamento del fascismo e
rovesciamento della monarchia.
Il tentato convegno dei Comitati di Liberazione, in Napoli, ove
fui nel dicembre 1943, e il fallito congresso di Bari. del
gennaio 1944, al quale partecipai avvilito e disgustato, furono
sintomatici.
Quando, nella primavera del 1943, gli alleati sbarcarono a
Trapani, e cioè quando si cominciò ad avvertire puzzo di
cadavere, qui, nel meridione d’Italia, gli avventurieri della
politica, gli opportunisti pavidi del passato, gli istrioni
fortunati, misero la testa fuori del loro guscio. E furono, poi,
egoisti, sostenitori d’interessi inconfessabili, sordi alla voce
del dovere, ciechi verso quanti — pochi, invero — amici,
compagni, conoscenti, avevano con essi condiviso un ventennio di
umiliazioni, di privazioni, di soffocamento politico, morale ed
economico. Cosi si assistette, per dirne una, allo spettacolo
recente (esempio tipico d'immoralità politica) di 230 Consultori
fascisti, che si sovrapposero complici le direzioni dei partiti,
all'elemento migliore dell'autentico antifascismo
italiano.
Mentre a Roma e nel Sud ciò avveniva, nel Nord migliaia di
giovani s’immolavano per il trionfo della democrazia e in difesa
della libertà e dell'onore d'Italia! |