Logo dei Martire
Stemmi della Famiglia Martire
Martire in Italiano  Spagnolo  Inglese

 

Il 17 febbraio 1945 - Infanzia e prima giovinezza - La brillante carriera - La guerra mondiale - Il crollo del fascismo - Ramingando -
La congiura - Arresto e deportazione - Mauthausen, città ermetica - La fine orrenda
Torna all'indice

 

IV. La guerra mondiale

La guerra, dichiarata il 30/06/1940, fu l'impresa più pazza della dittatura.
La Nazione fu lanciata in un conflitto colossale, di citi erano prevedibili gli sviluppi, senza che una idea-forza spingesse le masse popolari a battersi, La guerra non era né sentita né voluta.
Inoltre si era impreparati materialmente a combatterla, Si mancava di tutto, Il fucile 91, in dotazione nell'Esercito, non poteva stare a paro con i moderni fucili mitragliatori del nemico. I carri armati, scarsi di numero e inefficienti per peso e per potenza di fuoco, non potevano competere coi colossi da 50 tonnellate. Le città erano indifese e prive di ricoveri. l'artiglieria, compresa la costiera, non si addiceva alle esigenze d'una guerra motorizzata. L'aviazione doveva combattere col bombardiere S. 79, dalle ali di legno, dal modesto raggio d'azione, dalla limitata portata.

Il carburante era scarso, La “caccia” non reggeva ai velocissimi velivoli alleati a otto mitragliere, muniti di cabina corazzata. Ciò a prescindere dalla considerazione che il numero dei caccia e dei bombardieri, era esiguo e non facilmente rimpiazzabile.
Si rubava sulla carica dei siluri e delle bombe. Si rubava su tutte le forniture di guerra. Perfino lo spessore delle corazzate da 35 mila tonnellate era stato ridotto di alcuni centimetri. rispetto al progetto, nelle acciaierie di cui Ciano era il maggiore azionista.

I miliardi votati per gli armamenti erano in gran parte finiti nelle tasche dei magnati dell'industria pesante. Basti, in proposito, il fatto che le microscopiche piazzole della difesa costiera, costruite con poco cemento e con molta sabbia, erano costate somme favolose!

Mi allontanerei dal tema, se volessi indugiarmi sull’impreparazione militare e spirituale dell'Italia alla guerra. Vi ho soltanto accennato, per far risaltare lo spirito di sacrificio dei combattente italiano, il quale, pur non volendo la guerra, pur non essendo — sfibrato com’era dalle due campagne d'Africa e di Spagna — attrezzato per combatterla, pur non avendo a se d' intorno l’afflato della popolazione civile, tuttavia si batte fino all'estremo limite dell'umana resistenza, e, in omaggio a un falso senso di orgoglio nazionale, si fece letteralmente macinare.

Tutti i Reduci hanno diritto, per questo soltanto, al nostro rispetto incondizionato.
Tutti i caduti, indistintamente, hanno diritto, per questo soltanto, alla nostra commossa ricordanza.

Giù il cappello, signori!

Al comando d'una squadriglia di S 79, sconquassati e con ali di legno, azionati spesso da due motori, Mario Martire partecipò diuturnamente alle operazioni militari per la durata di tre anni, mentre a lui d’intorno i compagni cadevano per via.

Dal Golfo Persico ad Alessandria d’Egitto, dal Mar Rosso a Gibilterra e a Tolone, da Biserta a Suez, la sua ala solcò i cieli del Mediterraneo e sorvolò mari e terre dell'Oriente, in un impari duello mortale.

Sembrava invulnerabile! Al terzo anno di guerra, nel suo gruppo aereo, comandato dal Maggiore Muti, si contavano tre ufficiali superstiti

Fra questi suoi voli, che hanno del leggendario data la povertà dei mezzi di cui si disponeva, va ricordato quello su Caifa, ove i pozzi petroliferi inglesi venivano incendiati, nonostante la robusta difesa contraerea e la vigilanza di duecento caccia nemici.
Con apparecchi terrestri del tipo descritto, il Cap. Martire attaccò convogli armati e scortati da navi da guerra e da velivoli, bombardandoli, mitragliandoli, affondando navi, scompigliando formazioni, interrompendo rotte.

Al tempo dell'infelice azione contro la Grecia, che portò allo sterminio delle poche truppe italiane (2 divisioni) lanciate all'attacco contro preponderanti forze anglo-greche, l'aviazione Italiana si coprì di gloria.

La sua abnegazione scongiurò il disastro totale, impedendo che venissero tagliati a pezzi o ricacciati in mare i pochi reggimenti italiani, già decimati.

Da un aeroporto di Brindisi, Mario Martire, con i suoi compagni d'ardimento compì in media da tre a quattro voli al giorno sulla Grecia, per tutta la durata della campagna, creando cortine di fuoco fra gli attaccanti e le nostre truppe Più volte egli, compiendo miracolosi atterraggi di fortuna, trasporto i nostri alpini feriti, dal campo di battaglia, ove erano stati abbandonati, fino alle coste pugliesi.

Il conferimento di una medaglia d'argento al valor militare coronò tale impresa.

Quasi non bastasse tanto ardore pugnace, di lì a poco il Cap. Martire veniva assegnato a
un reparto di aerosiluranti,

Compì, così, azioni arditissime sulla flotta da guerra inglese, attaccandola in mare aperto e alla fonda, nel munito porto militare d’Alessandria d'Egitto. Tali rischiose operazioni costavano in media il 50%,, di perdite agli attaccanti, dato il poderoso volume di fuoco (migliaia di bocche di tutti i calibri) che veniva concentrato a breve distanza sui nostri apparecchi, e data ancora la difesa della caccia nemica.
Più volte il Martire tornò al campo di partenza col velivolo crivellato di colpi e con feriti
e morti a bordo. In uno di questi voli egli stesso riporto un vasto squarcio all’avambraccio destro, di cui mi nascose per lungo tempo il solco profondo, cicatrizzato.

Acquistò fama di abile e audace pilota, e fu fra i più quotati giovani ufficiali dell’Arma per queste sue benemerenze di combattente d'eccezione. Egli, come tanti, si prodigava, ritenendo di compiere un sacro dovere. Accettava la guerra senza discuterla, e dava tutto sé stesso nella gara d'ardirnenti, che ne derivava.

Ma non è qui, o, almeno, non è qui soltanto la virtù civica e militare dell'uomo. Egli, che pur tenne alto il prestigio del combattente italiano in una guerra non sentita (odiava i tedeschi) ma combattuta con elevato senso di disciplina militare, è ancor più meritevole dell'ammirazione dei contemporanei e della ricordanza dei posteri,•per quel fu e per come operò dopo l’11 settembre I943, quando il tradimento sabaudo lasciò l’Italia in mano ai nazisti, assetati di vendetta e di sangue.
Lo seguiremo, a rapide tappe, in quest'ultima fase della sua avventurosa esistenza.


Il 17 febbraio 1945 - Infanzia e prima giovinezza - La brillante carriera - La guerra mondiale - Il crollo del fascismo - Ramingando -
La congiura - Arresto e deportazione - Mauthausen, città ermetica - La fine orrenda
Torna all'indice

 

Se vuoi contattarci usa gli strumenti messi a disposizione da Facebook o Google Connect. Grazie.