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Il 17 febbraio 1945 - Infanzia e prima giovinezza - La brillante carriera - La guerra mondiale - Il crollo del fascismo - Ramingando -
La congiura - Arresto e deportazione - Mauthausen, città ermetica - La fine orrenda
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III. La brillante carriera

L'avventura Etiopica (1935) era terminata, e sui “colli fatali” l’impero effimora era risorto allorquando il Martire consegui il primo brevetto di pilota, dopo pochi mesi di corso accelerato.

In Italia, in quel tempo, la follia imperiale dominava gli spiriti giovani, che non intuivano quali pericoli celasse la politica mussoliniana, fatta di aggressioni a popoli pacifici e di violazione d’ogni norma di viver civile.

L'esautorata Società delle Nazioni, col votare le “sanzioni all’Italia” senza poi applicarle, aveva favorito il manifestarsi fra noi, di quella iattanza guerresca che si ammantava di Spirito eroico, mentre, nella realtà, era materiata d’incoscienza!

L’inno a Roma, del Poeta Aulico. l’inno oraziano, celebratore dei fasti della Roma del primo Cesare, assordava, nel 1936, le orecchie italiche, nella traduzione e nella musicazione che ci sono note. Ricalcare le orme dei grandi capitani, nella conquista d’un impero mediterraneo: era questo il miraggio della follia littoria…

Figli della lupa, balilla, avanguardisti. Tutta la coreografia dittatoriale, che stordì le folle, non allettò Mario Martire, il quale, iscritto per necessità dei suoi studi al guf, non esegui mai il passaggio al partito, favorito, in ciò, dalla sua chiamata alle armi, e dall' arruolamento in aviazione.

Il federale del tempo più volte lo diffidò invano a ritirare la tessera. Mai fu visto incamiciato in nero e gallonato, aggirarsi per le vie della sua Cosenza, che tanto lo amò.

Né poteva essere altrimenti, vivo essendo in lui il ricordo delle persecuzioni inferto a un suo fratello, confinato e carcerato per alcuni anni, e dell'ostilità verso l'intera famiglia.

Nel 1936, conseguito il secondo brevetto, col grado di sottotenente pilota, Mario Martire veniva preso nel vortice di una guerra sanguinosa.

Interi reparti — formazioni regolari dell'Esercito italiano, venivano inviati oltre confini, insieme coi “volontari per fame” — interi Gruppi Aerei venivano lanciati in combattimento. Tutta la flottiglia dei sommergibili italiani operava, dalla nostra costa, nel Mediterraneo e nell'Atlantico, facendo blocco attorno alla Penisola Iberica.

Gli scontri si svolgevano cruenti, nel cielo infuocato della battaglia. Piloti abilissimi, di tutte le Nazioni, rotti a mille astuzie: apparecchi delle maggiori Potenze Militari, eseguivano la loro “prova generale”, in attesa del grande conflitto, che di li a qualche anno il naxi-fascismo scatenò. L.’aviazione inglese, la francese, la russa, l’americana, l'australiana... tutte le aviazioni del Mondo erano là, nel carnaio, a provare la bontà delle macchine e a saggiare la tempra dei piloti.

Mario Martire dovette ubbidire egli pure al comando dei suoi capi militari, come mille e mille altri giovani soldati, avieri, marinai avevano, fatto. Egli, ventenne appena, fu là, tutto solo, col suo saldo cuore fanciullo.

L’aviazione Italiana fu decimata in quegli scontri ove tanti giovani trovarono ingloriosa
morte, vittime inconsce della bestialità di due tirannidi, intese a soffocare la giovane repubblica di Caballero!

Nelle lettere del Martire, sentivo l’amarezza dello scrivente, per quella guerra cosi strana. Intervenni, interprete del suo pensiero, presso il Ministero della Aeronautica, reclamando il ritorno in Patria del mio giovane fratello. Il Sottosegretario del tempo, generale Ilari, mi rispose arcigno che “l'Aviazione Italiana combatteva, come di dovere, una guerra decisa dal Governo Nazionale, se pur non dichiarata ufficialmente, a salvaguardia di nostri vitali interessi militari, nella zona mediterranea”.

Non mi arresi. Accampai altri motivi, misi in essere contingenze familiari. Insomma, dopo alcuni mesi di duri combattimenti, di duelli mortali, che si susseguivano ogni giorno tra cento velivoli cozzanti contro cento altri apparecchi, sulla striscia arroventata dell’Ebro,e prima ancora che quella guerra fosse conclusa, Mario Martire poté rientrare in Patria, ove nel 1937-38 frequentò un corso dell'Accademia Militare.

Subito dopo partecipava alla campagna d’Albania.
Col grado di tenente, il conflitto mondiale lo colse nel campo dì Pordenone.
Al comando di una squadriglia di bombardieri S. 79, la vita ardimentosa lo riafferra.
Alla prima promozione in grado, per meriti di guerra (onorificenza superiore al conseguimento d’una medaglia d’argento al valore) fa subito seguito una prima medaglia di bronzo, al valore; poi una medaglia d’argento, al valore; poi altra medaglia d'argento (prop. del 1942) infine una croce al valore sul campo di Rodi e la proposta di promozione a Maggiore Pilota. (1943}

Cinque decorazioni al valor militare e la proposta promozione e Maggiore per meriti
Sono questi i frutti della condotta di guerra di Mario Martire dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, fino, cioè, alla disastrosa e vergognosa doppia invasione, che gettò sull'Italia tanto fango, non lavato neppure dal sangue generoso di mille e mille partigiani.


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