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III. La brillante carriera

L'avventura Etiopica (1935) era terminata, e
sui “colli fatali” l’impero effimora era risorto allorquando il
Martire consegui il primo brevetto di pilota, dopo pochi mesi di
corso accelerato.
In Italia, in quel tempo, la follia imperiale dominava gli
spiriti giovani, che non intuivano quali pericoli celasse la
politica mussoliniana, fatta di aggressioni a popoli pacifici e
di violazione d’ogni norma di viver civile.
L'esautorata Società delle Nazioni, col votare le “sanzioni
all’Italia” senza poi applicarle, aveva favorito il manifestarsi
fra noi, di quella iattanza guerresca che si ammantava di
Spirito eroico, mentre, nella realtà, era materiata
d’incoscienza!
L’inno a Roma, del Poeta Aulico. l’inno oraziano, celebratore
dei fasti della Roma del primo Cesare, assordava, nel 1936, le
orecchie italiche, nella traduzione e nella musicazione che ci
sono note. Ricalcare le orme dei grandi capitani, nella
conquista d’un impero mediterraneo: era questo il miraggio della
follia littoria…
Figli della lupa, balilla, avanguardisti. Tutta la coreografia
dittatoriale, che stordì le folle, non allettò Mario Martire, il
quale, iscritto per necessità dei suoi studi al guf, non esegui
mai il passaggio al partito, favorito, in ciò, dalla sua
chiamata alle armi, e dall' arruolamento in aviazione.
Il federale del tempo più volte lo diffidò invano a ritirare la
tessera. Mai fu visto incamiciato in nero e gallonato, aggirarsi
per le vie della sua Cosenza, che tanto lo amò.
Né poteva essere altrimenti, vivo essendo in lui il ricordo
delle persecuzioni inferto a un suo fratello, confinato e
carcerato per alcuni anni, e dell'ostilità verso l'intera
famiglia.
Nel 1936, conseguito il secondo brevetto, col grado di
sottotenente pilota, Mario Martire veniva preso nel vortice di
una guerra sanguinosa.
Interi reparti — formazioni regolari dell'Esercito italiano,
venivano inviati oltre confini, insieme coi “volontari per fame”
— interi Gruppi Aerei venivano lanciati in combattimento. Tutta
la flottiglia dei sommergibili italiani operava, dalla nostra
costa, nel Mediterraneo e nell'Atlantico, facendo blocco attorno
alla Penisola Iberica.
Gli scontri si svolgevano cruenti, nel cielo infuocato della
battaglia. Piloti abilissimi, di tutte le Nazioni, rotti a mille
astuzie: apparecchi delle maggiori Potenze Militari, eseguivano
la loro “prova generale”, in attesa del grande conflitto, che di
li a qualche anno il naxi-fascismo scatenò. L.’aviazione
inglese, la francese, la russa, l’americana, l'australiana...
tutte le aviazioni del Mondo erano là, nel carnaio, a provare la
bontà delle macchine e a saggiare la tempra dei piloti.
Mario Martire dovette ubbidire egli pure al comando dei suoi
capi militari, come mille e mille altri giovani soldati, avieri,
marinai avevano, fatto. Egli, ventenne appena, fu là, tutto
solo, col suo saldo cuore fanciullo.
L’aviazione Italiana fu decimata in quegli scontri ove tanti
giovani trovarono ingloriosa
morte, vittime inconsce della bestialità di due tirannidi,
intese a soffocare la giovane repubblica di Caballero!
Nelle lettere del Martire, sentivo l’amarezza dello scrivente,
per quella guerra cosi strana. Intervenni, interprete del suo
pensiero, presso il Ministero della Aeronautica, reclamando il
ritorno in Patria del mio giovane fratello. Il Sottosegretario
del tempo, generale Ilari, mi rispose arcigno che “l'Aviazione
Italiana combatteva, come di dovere, una guerra decisa dal
Governo Nazionale, se pur non dichiarata ufficialmente, a
salvaguardia di nostri vitali interessi militari, nella zona
mediterranea”.
Non mi arresi. Accampai altri motivi, misi in essere contingenze
familiari. Insomma, dopo alcuni mesi di duri combattimenti, di
duelli mortali, che si susseguivano ogni giorno tra cento
velivoli cozzanti contro cento altri apparecchi, sulla striscia
arroventata dell’Ebro,e prima ancora che quella guerra fosse
conclusa, Mario Martire poté rientrare in Patria, ove nel
1937-38 frequentò un corso dell'Accademia Militare.
Subito dopo partecipava alla campagna d’Albania.
Col grado di tenente, il conflitto mondiale lo colse nel campo
dì Pordenone.
Al comando di una squadriglia di bombardieri S. 79, la vita
ardimentosa lo riafferra.
Alla prima promozione in grado, per meriti di guerra
(onorificenza superiore al conseguimento d’una medaglia
d’argento al valore) fa subito seguito una prima medaglia di
bronzo, al valore; poi una medaglia d’argento, al valore; poi
altra medaglia d'argento (prop. del 1942) infine una croce al
valore sul campo di Rodi e la proposta di promozione a Maggiore
Pilota. (1943}
Cinque decorazioni al valor militare e la proposta promozione e
Maggiore per meriti
Sono questi i frutti della condotta di guerra di Mario Martire
dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, fino, cioè, alla
disastrosa e vergognosa doppia invasione, che gettò sull'Italia
tanto fango, non lavato neppure dal sangue generoso di mille e
mille partigiani. |