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II. Infanzia e prima
giovinezza
Mario Martire, nato a Cosenza 32 anni or sono,
apparteneva a famiglia calabrese, oriunda di Pedace. ove i suoi
maggiori avevano lungamente vissuto, nel culto delle scienze,
delle lettere, delle professioni liberali.
Un Domenico Martire, uomo di lettere, nel 1600 legò il suo nome
all’opera pregevole che s‘intitola Calabria Sacra e Profana, in
due volumi, pubblicato, il primo a cura della
Provincia di Calabria città, e custodito, il secondo , nel
manoscritto nelle biblioteche Vaticane. Di Lelio Martire,
avvocato e letterato del 700: arcadico e metastasiano, è traccia
negli scritti di E Scaglione e di F. Vaccaro.
Lorenzo Martire, medaglia d’oro dell’ordine di S. Costantino,
vissuto nella Corte di Napoli, ai tempi di Carlo III, fu fra i
più noti difensori del suolo calabrese, nell'epico
periodo che va dagli albori della Rivoluzione Francese al crollo
Muratiano (1789-1811).
Pietro Martire, sacerdote, letterato, patriota, conobbe i rigori
delle Grandi Corti Criminali e la desolazione delle celle
affossate del Castello di Cosenza. Filomeno Martire, tenente
medico garibaldino, fu, con numerosi pedacesi, tra i volontari
delle Campagne del Risorgimento; e i brandelli della sua camicia
rossa, una delle poche ancora superstiti, apparve tra i cimeli
della mostra organizzata qui nel 1937; per la celebrazione del
Martiri del ’44.
Francesco Martire, avvocato insigne, giurista, deputato per 5
legislature al Parlamento Nazionale, creatore della complessa
legislazione silana fu, a Firenze e a Roma, in Parlamento, della
pattuglia illustre che, con Nicotera, i Cairola, De Pretis P. S.
Mancini, sintetizzava la cultura, l’ingegno, il patriottismo
italiani.
Ricca di queste tradizioni familiari, l'adolescenza di Mario
Martire rivela la natura esuberante, irrequieta, ardimentosa
dell'uomo che doveva, poi, dell‘ardimento fare costante
consuetudine di vita.
Alto, bruno, snello; sportivo entusiasta, egli, ancora
fanciullo, eccelle nello sport che più lo appassiona; sicché
nella squadra dei calciatori dilettanti cosentini è il più
quotato.
Appassionato di fisica, e specialmente, di storia, egli nutre la
sita giovinezza della ricca letteratura epica e patriottica
dell'800, celebrante i fasti dell'epopea napoleonica e le
campagne del Risorgimento Italiano.
Appassionato d’automobilismo, ricercatore di emozioni sempre più
forti, è preso dalla febbre del volo. L’insegnamento
dannunziano: “volare necesse”, che tanto sconvolse e intossicò
la gioventù del nostro secolo, signoreggiò la sua esistenza.
Cosi, frequentando il 3zo Corso di Scienze Economiche e
Commerciali, nell’Università di Napoli, egli - ritardatario di
leva, perché stridente — d'un tratto si arruola in aviazione,
superando il veto dei familiari.
In Grottaglie, campo scuola, ove lo visitai di li a un mese,
Mario Martire, mostrandomi i
resti di numerosi velivoli ammucchiati in un angolo della pista
di lancio, mi diceva: questo è il cimitero degli aeroplani, col
tono semplice e naturale di chi si sente estraneo ai rischi
mortali dei primi voli.
Pensai, allora, fremendo, che quella ferraglia contorta e
abbruciacchiata non era, no, il cimitero delle cose senz'anima,
ma era invece la rappresentazione viva e raccapricciante di
cento drammi e di cento lutti, Quanti giovani, caduti per non
più risollevarsi, tra quei resti informi, avevano cosi posto
fitte a ingenui, radiosi sogni d'ardimento e di gloria!
Compresi pure su quale via Mario si era cacciato; e lo vidi
perduto, lo sentii perduto. Disperai di lui fin da quel giorno,
lontano ormai nel tempo e nella ricordanza!!
Ma che farci? Vocazione è moto interiore dello spirito, che
chiama l'uomo, istintivamente ad abbracciare una data condizione
di vita. Se l'Umanità non avesse avuto, in tutti i tempi
pattuglie audaci di pionieri, ben poca strada avrebbe fatto, nel
suo lento andare. |