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X. La fine orrenda
ll 17 febbraio 1945 uno scheletro vivente si
trascinava pel campo di Mauthausen , invocando la morte. Cosi ci
narra un sopravvissuto, tal Mancuso, reduce dal campo
d'annientamento.
Quella larva umana, era Mario Martire.
“Vado: mi amazzino pure”, disse al Mancuso che l’esortava a
resistere ancora.
Non ne posso più, sono sfinito, fu la lugubre replica
all'incitamento amicale.
Entrò nel carnaio — nella voluta infermeria — e, dopo qualche
ora, ne uscì cadavere.
La sera stessa il forno crematorio lo inghiottiva per sempre!
Mario, mio Capitano! disse Mancuso, vedendolo morto; poi
respinto dal calcio d'un fucile, s'abbatté al suolo privo di
sensi.
Il 15 maggio 1945 le truppe alleate liberavano, in Mauthausen, i
superstiti prigionieri.
Ebbe inizio, allora, l'attesa opera di giustizia. I capannoni di
pena furono dati alle fiamme dai deportati, i quali, armatisi
alla meglio, diedero caccia spietata agli aguzzini, facendone
strage.
Sul Mondo inorridito, si apri, poi, il quadro orrendo dei campi
della morte, di cui fino
ad allora s'era avuta una vaga conoscenza.
Giunsero le prime luttuose notizie sul conto dei reclusi, e, con
esse, quella della morte del Cap. Martire.
Unanime fu il cordoglio di questa città, che tributò solenni
funerali alla memoria dell'Eroe.
A migliaia, da molte città d'Italia, giunsero espressioni di
dolore e di esecrazione.
Inviarono la loro adesione: i Ministri e Sottosegretari Romita,
Gullo, Cassiani, Nenni, Bruno, Gabriele, Mancini, Bellusci,
Parri, Di Rodinò, Amendola; tutti i Partiti Politici
Democratici; Ufficiali dell’Esercito e dell'Aeronautica;
professionisti, operai, impiegati, reduci e partigiani.
Ne riportiamo qualcuna:
Caro Martire, Ho letto il testamento spirituale del tuo eroico
fratello, il cui ricordo sarà sempre vivo nel cuore di quanti
soffrono e combattono per la libertà e per la ricostruzione
della Patria. Lo terrò fra le cose più care.
Roma 1 marzo 1946.
Amendola.
avv. Martire ecc. Lo spirito e la memoria del loro eroico
figliuolo morto perla causa della libertà e per il bene della
Patria ci siano sempre di sprone nell'opera di ricostruzione che
abbiamo intrapreso.
G. Bellusci
Caro Filippo, Vorrei poter deporre sulla tomba sconosciuta tutti
i fiori di tutti i nostri giardini, e piangere in silenzio.
Acquisteremo il diritto di piangere i nostri Morti solo quando
li avremo vendicati.
Roma 26 sett. 945
M. Cavalcanti.
Egregio Avvocato, ho appreso dell'eroica morte, in tragico
esilio, di suo fratello Mario.
Gran valore morale ed educativo il sito sublime olocausto offre
a quanti ancora sentono un palpito d'affetto per la Patria
immortale. Possa ancora la sua anima eletta vegliare sui destini
delta nostra terra umiliata e vinta, per la quale egli lottó
fino al sacrificio supremo.
Generale Iacoe.
Caro Avvocato; in Mauthausen conobbi il Cap. Mario Martire, al
quale subito mi affezionai. Fu l'amico caro di quanti
l'avvicinarono. Di tutti fu l’infermiere, il consigliere, il
confortatore. Cosenza si onorerà sempre di questo suo figlio
eroico, che al tradimento ed al disonore ha scelto la via
dell’onore e dell'olocausto. Egli, che era un credente, dal
Cielo veglierà e piangerà per questa Patria ridotta a brandelli.
V. Mancusi.
Ho appreso l'eroica fine del Cap. Mario Martire. Prego di voler
esprimere alla famiglia i sensi del mio più profondo cordoglio,
unitamente alla mia ammirazione per l'ardimento e la generosità
dimostrata dall’eroico Caduto in una delle più tristi ore della
nostra Italia. Roma
4/10/945 Romita.
Caro Filippo, conoscevo e stimavo il tuo valoroso fratello,
vittima del nazismo. Giustamente Cosenza nostra si prepara a
commemorarlo.
N. Serra,
All'Avv. Martire, Cosenza; L'annunzio della morte del valoroso
Capitano Pilota Mario Martire, avvenuta in condizioni così
tragiche, ha sollevato un’ondata d'indignazione e d'esecrazione
verso gli spietati, feroci tormentatori.
Il nome di un valoroso concittadino, caduto per la grande causa
della libertà, ha destato
l'ammirazione e il rimpianto mio e di tutto il Presidio
Militare, che ho l'onore di comandare.
Il Colonnello Com.te M. Bugliari.
Centinaia di altre lettere, di questo tenore, sono presso di
noi, e potremmo pubblicarle.
Scrissero articoli esaltatori i seguenti giornali quotidiani e
periodici: Avanti, La Voce, L’Epoca Libera Parola (Catania)
Sesto Braccio (Firenze): Democrazia (Reggio Cal.). Il Termometro
(Roma] giornale dei perseguitati politici: Corriere del Sud;
Azione Liberale: Emancipazione; Parola Socialista; Democrazia
Cristiana: Il Giornale d'Italia; Il Risorgimento; Il Momento
ecc. ecc.
Di Lui fu detto:
“La sua ala invitta mille volte solcò i cieli della battaglia,
invulnerabile,
eroica, esprimendo, nell'ardore pugnace, l'espressione guerriera
dell’antica gente italica.”
“l.a sua natura generosa e ardente, protesa in un ideale di
libertà, l'attirò nel vortice della
guerra clandestina, contro l’oppressore tedesco, odioso;
barbaro, infame”
“Fra tormenti senza nome, nevi e fame, desolazione e morte. là,
nell' inferno gelido di
Mauthausen, la sua fiorente giovinezza anelante la Patria
lontana si spegneva, immolata all’Altare della risorta Libertà”
A Venezia, intanto, la spia fascista Carlo Aprile veniva
assicurata alla giustizia c condannata alla pena capitale. Fu,
poi, amnistiata.
Tutta la stampa veneta, che segui il processo, sottolineo con
parole incisive il sacrificio del giovane Pilota cosentino.
Riporto alcune frasi dai giornali dell'epoca:
“Il Giornale Della Venezia”, 13 maggio 1945. n. 14: Il delatore
di 50 patrioti, il messinese Carlo Aprile fu Salvatore, cassiere
a Venezia del Banco di Sicilia, s'insinua fra i patrioti.
Catturati della S. S., fra cui il valoroso Cap. Martire ecc.
Corriere Veneto, 16 giugno 1945, n..42. responsabile
dell‘arresto e della successiva scomparsa del capitano Mario
Martire, ufficiale di collegamento fra i partigiani e alcuni
alti ufficiali alleati nascosti nella zona, perché lui (Carlo
Aprile} e lui solo sapeva come e dove trovarlo al momento
dell'arresto.
Giornale Delle Venezie, del 16 giugno l945, N. 27:. del Capitano
Martire e del Generale
Armellino, mancano notizie dagli ultimi mesi del 1944; purtroppo
si ha fondato timore sulla sorte dei due valorosi patrioti.
A S. Lucido (Cosenza) subito dopo, quell'Associazione Reduci si
fregiava del nome del Cap. Martire, mentre l’Enal Provinciale
istituiva una coppa biennale (per gare ciclistiche) in testa al
Magg. Pilota Mario Martire.
L'associazione Reduci della Provincia di Cosenza, forte di 20
mila iscritti; l' Associazione Combattenti, tramite il Cap.
Guerrieri; L’Assoc. Aviatori in Congedo; la Confederazione
nazionale dei Perseguitati Politici c l’Associazione Partigiani
d’Italia, votavano ordini del giorno con cui veniva chiesto a
questa Amministrazione Comunale di dare al ponte sul Busento,
distrutto dai tedeschi e di recente ricostruito, il nome
dell'eroe cosentino Cap. Martire, vittima del nazismo. L’unione
patriottica francese di Portet Sur Garonne votava un ordine del
giorno, nel novembre 1945, in cui fra l'altro è detto: “On peut
facilement dedurre la trempe de Marius Martire, de cet homme qui
honnora sa terra et qui termina sa breve exsitence hèroìquemeut,
e la facon des ancierts conspiratoures ìtaliens”.
Lo straniero, che ti conobbe, S’inchina egli pure ammirato, o
mio infelice fratello!
Tanto avevi tu dato di te; e quel che eri lo dovevi a te stesso.
Fermarsi occorreva, nell’aspro cammino del sacrificio. Se tu lo
avessi fatto, oggi non tributerei, alla tua bella giovinezza
distrutta, le stille del mio desolato pianto!
Invece… Non sei che una memoria, sulla quale l’invidia si
esercita, nel tentativo vile di
cacciare il tuo nome nell'accidia del tempo, che tutto livella,
Se tu potessi guardarti intorno!... Quanta abiezione morale ci
circonda, nel nome di quella Libertà e di quella Democrazia per
cui desti la vita!
A suo tempo ne riparleremo. Non v'è posto, qui, per tanta
miseria!.....
Oggi, nel secondo anniversario del tuo sacrificio, io qui
celebro un rito sacro, spingendo fiori e lacrime sul tuo cenere
augusto.
L'odio nemico t’ha negato un tumulo, disperdendo le tue spoglie
mortali!
Invano. Tu vivi e vivrai nel ricordo di nostra gente generosa e
fiera.
Appartieni tu pure alla posterità, perché sei entrato per la via
maestra nel Mondo degli Eroi.
Appartieni tu pure alla Storia, perché sei fra coloro che fanno
la Storia!
Cosenza, 17 febbraio 1947
Filippo Martire |