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Quanto è stato fin qui riportato, tende a spiegare cosa fu, in realtà, la Resistenza, il nostro secondo Risorgimento, come reazione alla brutalità, all’orrido (chè tale era il nazismo). Essa fu un moto non nostro soltanto, ma di tutti i popoli europei, contro l’invasore; tanto che, per studiarla nella sua vera portata storica, fu avvertita, or non è molto, là necessità di tenere dei convegni internazionali.

Bene a proposito il Sindaco di Genova, On.le Pertusio, in una orazione commemorativa pronunciata al cospetto delle più alte Autorità Nazionali, osservava che la Resistenza Partigiana “è quella per cui le genti italiche rivelano la loro missione umana, civile, storica, che ricorderà in tutti i tempi e a tutti i popoli le ragioni eterne della vita”.

Difatti la Resistenza fu un moto spontaneo del popolo, insidiato da ideologie che annullavano la personalità umana e prostravano la Patria martoriata e sanguinante, imponendole un dominio che offendeva l’umana civiltà.

Tutti i cittadini accomunati dalla lotta partigiana in difesa della Libertà, caduti combattendo e trucidati nei campi di sterminio, hanno ben meritato dalla Patria risorta, perché seppero comprendere l’angosciosa tragedia di un Popolo e seppero, con l’olocausto della vita, alleviare il peso della sconfitta, delle distruzioni e delle mutilazioni apportate ai vinti.
Un giornale cattolico : «Parola di Vita» n. 14 del 26-4-1961, giustamente così scriveva della Resistenza italiana: “La Resistenza non fu una battaglia per la grandezza delle patrie, ma per la salvezza dei supremi valori della vita. Essa non va assolutamente giudicata come un episodio di patriottismo, ma come un grandioso fatto morale”.

E la Stampa di ogni colore e di ogni credo politico, condivide tali concetti, che sono universali, pei Liberali, come pei Socialisti, pei Comunisti, come dei Repubblicani e pei Democristiani. E ognuno di questi partiti ebbe la sua epopea, che li accomunò nella cruenta lotta.

Le prime notizie della morte di Mario Martire filtrarono subito dopo la Liberazione (25 aprile 1945); e largo ed unanime fu il compianto, senza distinzione di colore e di partito, al di fuori e al di sopra della mischia politica.

A migliaia, da molte città d’Italia, pervennero espressioni di cordoglio, tra cui quelle dei Ministri e Sottosegretari G. Romita, Gullo, Nenni, Amendola, Cassiani, Mancini, Bruno, Di Rodinò, Bonomi, Parri, Palermo, Bellusci, ecc.; nonché dei Partiti dell’esarchia democratica del tempo, delle Associazioni Patriottiche, Combattentistiche e Partigiane. A tali manifestazioni, si univa anche l’adesione dei Gruppi della Resistenza patriottica francese-, di Portet Sur Garonne (ove il MARTIRE aveva, in precedenza, svolto azioni di guerra); ed un ordine del giorno, votato da tale Unione, nel novembre del 1945 così suona:
"On peut facilement déduire la tempre de MARIUS MARTIRE, de cet , homme qui honore sa terra et qui termine sa breve existence hèroiquement, a la façon des anciens conspirateurs italiens ".
(Si può facilmente dedurre la tempra di Mario Martire, di quest’uomo che onora la sua terra e che termina la sua breve esistenza eroicamente, alla maniera degli antichi cospiratori italiani).

Sull’Avanti dell’8.9.1945, nuova serie n. 211, nell’edizione nazionale, così scriveva, vibrante di commozione, l’autorevole penna dell’On.le P. Mancini: «I NOSTRI CADUTI - Mario Martire. E’ giunta dal fatale campo dei prigionieri politici di Mauthausen la triste notizia della morte del capitano pilota Mario Martire, fratello dei compagni carissimi Filippo e Salvatore, da Cosenza.

La lettera dello scomparso compagno di prigionia, che narra la fine del Valoroso Aviatore, è davvero una pagina che strappa le lacrime, mentre infonde un senso di fierezza per l’eroismo con il quale la ,«Vittima» delle sevizie naziste ha sopportato il lungo calvario, di
sofferenze inenarrabili e di sconsolata agonia. Allontanatosi da un campo di Aviazione, fu sorpreso —- per il tradimento di un compagno — dai nazi-fascisti. Ingiuriato, maltrattato, ferito, non nascose il suo sentimento di italiano ed il suo odio verso il nazismo.

L’atteggiamento nobile ed ardito del valoroso aviatore, eccitò ì suoi carnefici, i quali lo relegarono nel “Campo della Morte”. E Mario Martire, pur fiorente di giovinezza, nell’ardenza delle sue speranze, nella robustezza. della sua fibra, non ha resistito all’inferno di ogni ora.

E’ caduto sul campo delle torture, come un Soldato sul campo della Gloria.
Ognuno, che Lo conobbe, Gli eleverà nel cuore il monumento dei memori rimpianti».
p. m.

Nella nostra provincia alcune Associazioni Reduci, fra cui quella di S. Lucido, si fregiavano del nome del Cap. MARTIRE; mentre l’ENAL Nazionale istituiva una coppa biennale per gare ciclistiche, intestata all’Eroe, e dava incarico a questo Ufficio Provinciale ENAI di
curarne lo svolgimento.
Tale gara, che s’intitola «Valle del Crati», è assurta, durante le sue XII edizioni, a competizione di risonanza nazionale, per l’intervento, non solo dei migliori atleti professionisti del ciclismo italiano, ma anche per la partecipazione, al suo seguito della Televisione e di tutti i Quotidiani d’Italia. In quelle giornate, dalla Gazzetta dello Sport» di Milano alla «Gazzetta del Popolo» di Torino, dalla «Nazione» •di Firenze, dal «Tempo», al «Messaggero», al «Corriere dello Sport» e all’«Unità di Roma, al «Mattino» al «Roma» di Napoli, alla «Gazzetta del Sud» •di Messina, dalla «Gazzetta del Mezzogiorno» di Bari, a numerosi altri giornali, nella occasione, è stata esaltata la figura eroica di Mario Martire-, al quale, come abbiamo detto, era stata intitolata la competizione. Ricordiamo, in proposito, che nel 1955 (decennale della Liberazione) venivano inviati alla Gara i seguenti altri premi: S. E. Einaudi, Presidente della Repubblica: medaglia d’argento; S. E. De Gasperi, Presidente del Consiglio: coppa d’argento; Ministero del Turismo: coppa d’argento; Ministero delle Poste: coppa d’•argento.

Ecco alcuni documenti relativi alla «Valle del Crati» :
 

fra le adesioni alle manifestazioni innanzi riportate, ci incombe l’obbligo di segnalare- anche quelle riguardanti l’Associazione Reducì della Provncia di Cosenza, forte di 20 mila iscritti; l’Associazione Combattenti, rappresentata dal Cap. Guerrieri; l’Assoc, Aviatori in Congedo; la Confederazione Nazionale dei Perseguitati Politici e l’Associazione Partigiani d’Italia, che votavano ordini del giorno con cui veniva chiesto a questa Amministrazione Comunale, di dare al Ponte sul Busento, distrutto dai tedeschi, ma di recente ricostruito, il nome dell’Eroe cosentino, Cap. MARTIRE, egli pure abbattuto, con teutonico furore, ed egli pure, come il ponte, risorto, perché assurto, per cittadino amore, a simbolo di fede nella rinata libertà.
E L’iniziativa fu fecondata. Difatti, in una luminosa mattina del 25 aprile 1947, un imponente corteo di oltre 20 mila persone, con alla testa il V. Sindaco del tempo, il Prefetto della Provincia Dott. Delli.
Santi, il Comandante del Distretto Militare Col. Bugliari, il Comando Carabinieri, il Questore della città Dott. Mormini, le rappresentanze degli Enti combattentistici, le Rappresentanze Partigiane e quelle dei sei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, si recava sul ponte,
detto de’ pignatari, di Piazza Valdesi, alle due testate del quale giorni prima erano state murate due lapidi portanti il nome del Cap. MARTIRE, ed eseguiva la cerimonia dello scoprimento in forma quantomai solenne e suggestiva.
Essa voleva dire, nel pensiero di quei mille e mille combattenti, reduci, partigiani e cittadini di Cosenza, che la forza bruta, se anche prevale per poco, soccombe poi ai valori dello spirito, che, travolti, risorgono perché immortali.
Voleva dire, quella cerimonia, che, come il ponte, che ha ceduto al vandalismo nemico, risorge più maestoso, così il nome del milite della libertà, che l’avverso furore ha travolto, come il ponte si risolleva più luminoso, e si fonde con esso, in fraterna unione, nel destino comune
e nella comune resurrezione, quasi a voler simboleggiare il passaggio per la via della Speranza, dal fosco presente a un domani più sereno.
foriero d’un mondo migliore.

Il «Giornale della Sera», quotidiano di Roma, così scriveva il 6.5.1947:

«IL PONTE DI PIAZZA VALDESI AL NOME DI Mario Martire. Cosenza, 5. Il ponte di Piazza Valdesi, distrutto dai tedeschi, è stato inaugurato alla presenza di tutte le Autorità e di un’imponente massa di cittadini. Agli imbocchi del ponte sono state collocate due lapidi e su di esse è stato segnato il nome del purissimo eroe Mario Martire: «Ponte Mario Martire».
Combattente di tutte le guerre dell’ultimo decennio, prode fra i prodi. Egli si copri di gloria sui cieli di tre continenti, distinguendosi per ardimento, coraggio, abnegazione, sacrificio. Il suo apparecchio prese parte ad azioni pericolose e non sempre ritornò in piena efficienza.
Per questo suo eroismo e sprezzo del pericolo, si conquistò numerose ricompense al valore. Quando l’Italia venne invasa dai tedeschi, egli, nel Veneto, si dedicò alla guerra di liberazione, ma, fatto prigioniero, venne chiuso nei campi di concentramento in Germania, dove, vittima del nemico oppressore, chiuse la sua giovinezza, per l’amore della Patria e della rinascita italiana».

Della cerimonia riportarono larghi resoconti, insieme con le loro adesioni, molti altri giornali del tempo, fra cui: Risorgimento del 3-4-947; la Parola Repubblicana del 28-4-947; Il Messaggero del 30-5-947 ecc. ecc.

Di lui avevano già scritto: l’Avanti del 12-2-1946 (e del 2-10-1947);la Parola Socialista del 5-9-1945; il Corriere del Sud del 18-9-1945; La Voce di Napoli •del 7-9-1945; Democrazia Cristiana del 19-2-1946; Azione Liberale del 23-2-1946 ecc.
E, nel decennale della «Resistenza»: Il Corriere delle Calabrie del 24-2-1955; la Voce di Calabria del 10-2-1955; Battaglia Calabra del 14-2-1955; Cronaca di Calabria del 27-2-1955; Il Mattino del 9-3-1955; il
Corriere dello Sport de•l• 1-8-1955; Calabria Monarchica, d•el 25-6-1954, ecc. '

Poco tempo dopo quanto abbiamo ora riferito, il Comune di Pedace, di cui la famiglia Martire è oriunda, tributava, precisamente nel novembre 1948, solenni onoranze all’Eroe Calabrese, scoprendo, sulla facciata del Municipio, la lapide che qui riportiamo:

Il Sindaco di Cosenza inviava al Sindaco di Pedace il seguente telegramma:

MUNICIPIO PEDACE
AMMINISTRAZIONE ET CITTADINANZA PARTECIPANO SPIRITUALMENTE ONORANZE EROE PILOTA MAGGIORE Mario Martire IMMOLATOSI ADEMPIMENTO PROPRIO DOVERE SPRÈZZANTE OGNI PERICOLO PER PORTARE SEMPRE PIU’
ALTO VESSILLO PATRIA IMMORTALE.
SINDACO SERRA

Alla manifestazione partecipava una folla imponente, affluita anche dai paesi vicini, nonché tutte le Autorità della provincia di Cosenza, fra cui il V. Prefetto, il Colonnello Bugliari, Comandante del Presidio Militare, il Questore della città Dott. Mormino, il Presidente della Camera di Commercio, il Comandante del Gruppo dei Carabinieri, il Pretore di Spezzano della Sila, i Sindaci dei paesi del mandamento ecc.

Un Plotone dell’Arma Azzurra, al comando d’un Capitano Pilota, giunto dall’Aeroporto di Crotone, rendeva gli onori militari.
 

 

 

 

Il profilo dell’eroe veniva efficacemente tratteggiato, nel discorso inaugurale, dall’Avv. Michele de Marco (Ciardullo) che faceva risaltare la figura di Mario Martire nelle sue imprese militari più fulgide, le quali gli avevano guadagnato cinque decorazioni al valore; e nella sua attività di combattente del fronte veneto, ove egli aveva partecipato alla lotta partigiana, immolando la sua giovinezza sull’altare della libertà, per la difesa della Patria, martoriata, invasa, dilaniata dalla ferocia nemica.
A Roma, nel Tempio del Perpetuo Suffragio Caduti in guerra, di Piazza Salerno, in una lapide in marmo, posta in una delle pareti principali dell’augusto Tempio, è inciso, a caratteri d’oro, il nome di Mario Martire come segno di riconoscimento per le sue altissime virtù civiche e militari.

Ci piace, a questo punto, riportare, fra i vari scritti dedicati al MARTIRE, i seguenti versi di due poeti di Nostra Terra: Estro (Oreste Riggio) e Ciccio De Marco:

Ricordando Mario Martire

E la sera discese. Dallo spazio
aperto al sole delle tue conquiste,
discese l’ombra, orribilmente triste,
e l’alemanno su di te fu sazio.

L’ultimo afflato e l’ultimo ricordo
si spensero fra i gemiti e i lamenti
degli scheletri vivi, semoventi
in quel calvario cupamente sordo.

La morte, che ti prese a tradimento
dopo averla ghermita a viso aperto,
venne per fare, e fece, colpo certo
nel campo infame di concentramento;

Il trapasso fu lento gli aguzzini
vollero farti lunga l’agonia,
per appagar la sadica genia
dei tiranni pagliacci e dei caini.

Tacque il tuo cuore e si chetò il ribelle
anelito d’azzurro e d’ardimento.
L’anima evase dall’accampamento
e ritornò, sublime, tra le stelle.

L’anima si librò sugli eternati
ardimenti nel cielo del valore,
pur senza l’ala che solcò l’aurore
corrusche, in orizzonti sconfinati.

A quel Cielo di Forti, ove le glorie
han l’eco del fragor delle battaglie,
desti il bagliore delle tue medaglie
il peana delle tue vittorie,

Ed ai sopravvissuti, ultimo dono
del cuore buono tuo, del tuo coraggio,
affidasti ad esempio ed in retaggio
il tuo martirio e, forse, il tuo perdono.

Ed il tempo che passa su di noi
e travolge passando uomini e cose,
le facili gloriuzze ardimentose
dei così tanti improvvisati eroi,

eterna l’ora sul tuo nome ardente !
Si fermerà su di te, sulla tua gloria:
Non c’è passato per la Madre Storia,
che la Storia si eterna nel presente.

CICCIO DE MARCO

26 Novembre 1954
AQUILE

Vi fu il frullo de l’ala ne lo spazio
commosso della luce e Tu cadesti,
o fiore de l’azzurro,
così, con un sospiro
come il fiore che cede a la ghirlanda
d’una tenera sposa.

Ma ne la scia, sotto il sole, l’occhio
fissò l’immagine del plaustro
de la Patria immerso
me la porca feroce della morte, (1)
ma senza un seme che non sia di morte.

Quella terra lontana e senza affetti
sentì vicina l’onda dei richiami
d’un’altra terra ignota,
ma ch’è sempre madre
ma ch’è sempre fertile
di bionde messi sotto il biondo sole,
che ha la luce nel pianto.

E benedì la Madre il tuo martirio,
nel suo dolore benedì la gloria
avara e senza seme,
ama sempre gloria
anche se l’ostia si perde ne la zolla (2)
come l’ultima cosa inutile.

Fra tante cose, che non san morire,
non più solo, o fiore de l’azzurro,
Tu vegeti nel cuore de la Patria.

ESTRO

(1) porca: terra
(2) ostia: sacrificio

In sintesi rapida, a far perfetto il profilo del giovane Eroe Cosentino, suonano quanto mai efficaci le parole della seguente epigrafe, con la quale chiudiamo questa evocazione:

1.
La sua ala invitta
mille volte solcò generosa
i cieli della battaglia,
invulnerabile, eroica,
esprimendo nell’ardore pugnace
le virtù guerriera
dell’antica Gente Italica.

2.
La sua natura
Generosa e ardente,
protesa in un ideale di Libertà,
l’attirò nel vortice
della lotta clandestina,
contro l’oppressore nazlsta,
barbaro, inumano.

3.
Fra tormenti senza nome,
nevi e fame, desolazione e morte,
là, nell’inferno gelido di Mauthausen,
la sua fiorente giovinezza,
anelante la Patria lontana,
si spegneva, immolata
all’altare della risorta Libertà.
 

Disperdendo la sua spoglia mortale, l’odio nemico gli negava un tumulo.
Ma egli vive e vivrà, ugualmente, nel ricordo di nostra gente generosa e fiera.
Appartiene, ormai, Egli pure alla storia; perché è entrato, per via maestra, nel Mondo degli Eroi.

Appartiene alla storia, perché Egli pure è fra coloro che fanno la Storia.
 

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